Domande frequenti sui prodotti Biolevel

Una raccolta di risposte sui principali prodotti e sistemi Biolevel, pensata per chiarire in modo semplice i dubbi più frequenti su materiali, applicazioni e ambiti di impiego.

La pagina viene aggiornata periodicamente con nuovi contenuti. Le FAQ disponibili rappresentano una prima selezione di risposte utili; ulteriori approfondimenti saranno pubblicati progressivamente per rendere la consultazione sempre più completa.

Isolamento tetto

  1. Sì. La posa a giunti sfalsati aiuta a mantenere la continuità dell’isolamento e riduce il rischio di linee di discontinuità tra i pannelli. Questo vale per pareti perimetrali lato esterno e lato interno, contropareti, sottotetti e sistemi tetto in intradosso e estradosso. 
  2. Se i giunti sono allineati, possono formarsi passaggi d’aria continui, micro-ponti termici e punti più deboli anche dal punto di vista acustico. Nelle contropareti o nei sistemi a secco è inoltre preferibile che i giunti dell’isolante non coincidano con quelli delle lastre di finitura, così da limitare tensioni localizzate e possibili cavillature. 
  3. Per questo i pannelli vanno posati ben accostati, a giunti sfalsati e, dove possibile, con doppio strato incrociato. In questo modo il pacchetto risulta più continuo, stabile e coerente con la resa attesa del sistema isolante. 

Un tetto esistente può essere isolato dall’interno o dall’esterno, a seconda della configurazione della copertura e dell’accessibilità. La scelta corretta dipende sempre dallo stato del supporto e dall’obiettivo prestazionale che si intende raggiungere.

Dipende da come viene utilizzato il sottotetto. In alcuni casi conviene intervenire sulla copertura, in altri sul solaio del sottotetto. È una scelta che va fatta leggendo correttamente l’edificio, non per automatismi. Biolevel può aiutarti fornendoti il giusto supporto tecnico.

Non esiste uno spessore universale. Lo spessore corretto va definito in base alla zona climatica, alla stratigrafia esistente e al livello di prestazione richiesto.

Pannelli in fibra di canapa

  • Per limitare i ponti termici in un cappotto con pannello in fibra di canapa è necessario garantire la continuità dell’isolamento in tutti i nodi critici: attacco a terra, serramenti, davanzali, giunzioni tra pannelli, tassellatura e raccordo con tetto o sottotetto. 
  • Il pannello in fibra di canapa deve essere protetto dal contatto diretto con terreno, camminamenti e possibili ristagni d’acqua, prevedendo un primo corso impermeabile o una zoccolatura idonea. In corrispondenza dei serramenti l’isolamento va risvoltato nelle mazzette, correggendo eventuali davanzali passanti e utilizzando profili di raccordo con rete e guarnizione elastica. 
  • I pannelli devono essere posati a giunti sfalsati e ben accostati. Eventuali fessure vanno chiuse con strisce dello stesso materiale o con isolanti naturali compatibili, evitando schiume poliuretaniche. La rasatura armata e il tonachino in calce pura completano il sistema, contribuendo a mantenere continuità, protezione e traspirabilità. 
  • Un ponte termico è una zona dell’edificio in cui il calore si disperde più rapidamente rispetto alle superfici vicine. Si forma quando l’isolamento è interrotto, ridotto o attraversato da materiali più conduttivi, come cemento armato, metallo, marmo o altri elementi passanti. 
  • I ponti termici possono causare maggiore dispersione energetica, superfici interne più fredde e, in presenza di umidità, condensa e possibile formazione di muffe. I punti più delicati sono solitamente pilastri, travi, solai, serramenti, davanzali, cassonetti e balconi sporgenti. 
  • Per limitarli è necessario curare la continuità dell’isolamento e progettare correttamente i nodi costruttivi. 

Un cappotto in canapa correttamente progettato può contribuire a migliorare la temperatura superficiale della parete e il comportamento igrometrico dell’involucro. Non sostituisce la diagnosi del problema e non risolve cause come infiltrazioni o risalita capillare non trattata, ma può essere parte di un sistema coerente quando muffa e condensa sono favorite da pareti fredde, ponti termici o scarso isolamento.

No. La ventilazione insufficiente può favorire la muffa, ma non è l’unica causa. Possono incidere anche ponti termici, pareti fredde, umidità di risalita, infiltrazioni, intonaci degradati o stratigrafie poco coerenti. Per questo è importante valutare la causa prima di scegliere il prodotto o il ciclo di intervento.

Il costo non è unico, perché dipende da spessore, quantità, destinazione d’uso e composizione della fornitura: solo pannelli, pannelli con rasante oppure sistema più completo con finitura.

Per evitare indicazioni generiche, Biolevel formula una valutazione sul caso reale. È sufficiente indicare mq indicativi, spessore desiderato e tipo di applicazione: cappotto esterno, parete interna, tetto o intercapedine.

In questo modo possiamo aiutarti a capire quale fornitura è più adatta, senza limitarsi al prezzo del singolo pannello.

Il rapporto qualità-prezzo di un cappotto dipende da più elementi: caratteristiche del pannello, spessore scelto, supporto esistente, rasante, finitura e prestazioni attese nel tempo.

Per questo un confronto corretto considera la qualità tecnica dell’intero ciclo, la durabilità, la traspirabilità della parete, il comfort estivo, la resa acustica e il profilo ambientale dei materiali. La fibra di canapa è interessante perché unisce isolamento, apertura al vapore e comfort abitativo.

Biolevel può aiutarti a valutare il pannello più adatto e, quando il progetto lo richiede, anche gli eventuali materiali compatibili per completare correttamente il ciclo applicativo.

No: la fibra di canapa Biolevel non è gradita a roditori e parassiti, perché non contiene sostanze proteiche che possano renderla appetibile.

È una caratteristica rilevante soprattutto in applicazioni come intercapedini, tetti, sottotetti e pareti, dove l’isolante deve mantenere nel tempo la propria funzione senza diventare un elemento attrattivo per animali o infestanti.

La fibra di canapa utilizzata nei pannelli Biolevel offre una buona resistenza alle muffe, anche per la natura stessa della canapa, pianta capace di svilupparsi in ambienti umidi.

In una stratigrafia ben studiata, la canapa rappresenta una scelta solida per interventi in cui umidità, traspirabilità e salubrità degli ambienti sono aspetti centrali.

Per questo Biolevel affianca progettisti, imprese e committenti con consulenza in fase di progetto e assistenza tecnica di cantiere.

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La posa di un cappotto in fibra di canapa si inserisce, in linea generale, in una logica applicativa vicina ai principali sistemi di natura fibrosa o minerale.
Il confronto cambia quando ci si sposta verso materiali più chiusi, che richiedono una lettura differente sul piano igrometrico e nella definizione del pacchetto, come l’EPS.

I pannelli in fibra di canapa Biolevel sono riutilizzabili a fine ciclo e compostabili, una caratteristica che rafforza la loro coerenza con un approccio serio alla bioedilizia.

La prestazione di un isolante, infatti, non riguarda solo il comportamento termico durante l’uso dell’edificio. Conta anche il modo in cui il materiale viene scelto, impiegato e gestito nel tempo, con attenzione alla salubrità, alla provenienza naturale e al destino finale del prodotto.

Biolevel propone soluzioni in fibra di canapa pensate per chi desidera un isolamento efficace, ma anche più coerente con il ciclo di vita dell’edificio.

La conducibilità termica λ resta un parametro centrale nella scelta di un cappotto, ma da sola non racconta l’intero comportamento della parete.

I pannelli (Panel Wall e Panel Flex) in fibra di canapa Biolevel si collocano su valori nell’ordine di 0,038–0,039 W/mK, quindi in una fascia tecnica pienamente credibile per l’isolamento dell’involucro. Il loro valore emerge con maggiore chiarezza quando la prestazione termica viene letta insieme ad altri aspetti: apertura al vapore, comportamento estivo, comfort acustico e qualità complessiva della stratigrafia.

In questa lettura più ampia, la canapa non si presenta come una semplice alternativa, ma come una soluzione di equilibrio per chi desidera coniugare prestazione, comfort e bioedilizia.

Quando un edificio presenta umidità interna elevata o ricambi d’aria non sempre regolari, la scelta dell’isolante non può fermarsi alla sola prestazione termica. Conta anche il modo in cui la parete gestisce il vapore.

I pannelli in fibra di canapa Biolevel dichiarano una resistenza alla diffusione del vapore μ < 2, indice di una struttura aperta e altamente diffusiva.
Questo non sostituisce una corretta progettazione e una posa eseguita a regola d’arte, ma consente di orientarsi verso una stratigrafia meno chiusa sul piano igrometrico e più coerente con ambienti in cui comfort, salubrità ed equilibrio interno hanno un peso reale.

Biolevel affianca progettisti, imprese e committenti con consulenza in fase di progetto e assistenza tecnica di cantiere, per valutare il materiale più adatto alla specifica stratigrafia.

Un cappotto in canapa può offrire traspirabilità, comfort estivo, isolamento termoacustico e una migliore gestione dell’umidità. Come ogni sistema, richiede dunque una valutazione tecnica seria: spessori, supporto, dettagli esecutivi e obiettivi dell’intervento incidono in modo concreto sul risultato finale. Ed è qui che entra in gioco il supporto tecnico Biolevel.

La fibra di canapa offre un isolamento termico efficace, ma il suo valore non si esaurisce in un solo numero. Nelle nostre soluzioni, Panel Wall ha una conducibilità termica dichiarata pari a λ 0,038 W/mK, mentre Panel Flex è pari a λ 0,039 W/mK. A contare davvero, però, è sempre il comportamento complessivo della stratigrafia: per questo motivo Biolevel mette a disposizione consulenza in fase di progetto e assistenza tecnica di cantiere.

Intonaci, umidità e muffa

Un intonaco deumidificante può essere utile quando il problema riguarda il supporto murario e la gestione dell’umidità, ma non va considerato una soluzione universale. Se la causa è un ponte termico, una parete molto fredda o una dispersione dell’involucro, può essere necessario valutare anche l’isolamento della parete o della copertura.

Biomattone

Il sistema costruttivo dedicato ai blocchi di canapa consente di realizzare murature monolitiche attraverso elementi ad incastro.
I vantaggi principali sono:

  • elevato isolamento termico e acustico
  • rapidità di messa in opera grazie alla semplicità di assemblaggio
  • durabilità ed eco-compatibilità, grazie all’impiego di materiali naturali e salubri

Si tratta di una soluzione particolarmente adatta a edifici a basso consumo energetico, a bassissimo consumo energetico e passivi, in linea con i requisiti richiesti dalle più recenti normative termiche.

I blocchi di canapa vengono posati con una malta adesiva naturale a base di calce.
L’unione avviene tramite giunti sottili di 3 mm, così da garantire una posa rapida, ordinata e solida. Il consumo di adesivo varia in funzione dello spessore del blocco, ma in linea generale servono 2 sacchi di malta adesiva per pallet di blocchi. Per i blocchi più spessi, da 30 cm e 36 cm, il consumo può arrivare a 6,8 kg/m².

Sì, i blocchi di canapa sono adatti anche alle nuove costruzioni.
Si integrano correttamente in strutture portanti in legno, in metallo o in sistemi costruttivi dedicati. Grazie alle loro proprietà isolanti e alla versatilità di impiego, consentono di realizzare edifici orientati al comfort termico e acustico, con una particolare attenzione alla qualità dei materiali.

Sì, i blocchi di canapa sono adatti sia a interventi interni sia esterni.

Per gli interni:
offrono un isolamento naturale e permettono ai muri di restare aperti alla diffusione del vapore, caratteristica particolarmente interessante negli edifici esistenti e nelle ristrutturazioni attente all’equilibrio della parete.

Per gli esterni:
forniscono un valido contributo all’isolamento termico e possono fungere da supporto per diverse finiture, come intonaci, rivestimenti e altri sistemi di completamento.

Sono quindi una soluzione adatta anche agli interventi di riqualificazione energetica su edifici di diversa natura.

Sì. Il nostro blocco di canapa è realizzato con componenti naturali e non contiene sostanze tossiche o nocive. Per questo rappresenta una soluzione attenta alla qualità dell’ambiente interno e al benessere di chi vive gli spazi.

I nostri blocchi in canapa sono composti da 80% di canapa, 9% di calce aerea e 11% di calce idraulica.
Questa miscela naturale dà origine a un materiale ecologico, ad alte prestazioni e rispettoso dell’ambiente. Oltre a contribuire all’isolamento termico, la canapa favorisce una regolazione naturale dell’umidità e del comfort acustico all’interno degli edifici.

I blocchi di canapa offrono una resistenza al fuoco elevata.
In funzione dello spessore del blocco e della finitura applicata, la resistenza varia da 45 minuti a 240 minuti. Ad esempio, un blocco da 36 cm con intonaco sul lato esposto al fuoco può resistere fino a 240 minuti. Si tratta quindi di una soluzione che risponde a requisiti molto rigorosi anche sotto il profilo della sicurezza antincendio.

La resistenza termica dei blocchi di canapa varia in funzione dello spessore ed è uno degli aspetti più rilevanti nella valutazione del materiale.

  • Un blocco da 7,5 cm ha una resistenza termica di 0,90 m²K/W
  • Un blocco da 36 cm raggiunge una resistenza termica di 5,37 m²K/W

Questi valori consentono di contribuire alla protezione dal freddo in inverno e dal caldo in estate, con benefici concreti sul comfort abitativo e sui consumi energetici nel tempo.

I blocchi di canapa sono disponibili in diversi spessori, così da adattarsi a esigenze progettuali differenti:

  • Spessori: 7,5 cm, 9 cm, 12 cm, 15 cm, 20 cm, 25 cm, 30 cm, 36 cm
  • Lunghezza: 60 cm
  • Altezza: 20 cm

Questa varietà consente grande flessibilità sia negli interventi di nuova costruzione sia nelle ristrutturazioni, per pareti esterne, pareti interne e altre applicazioni specifiche.

Le finiture applicabili sui blocchi di canapa sono diverse e permettono una buona libertà progettuale.

Per gli interni:
si possono prevedere intonaci naturali, piastrelle, rivestimenti in legno oppure finiture specifiche a base di calce o gesso.

Per gli esterni:
sono possibili rivestimenti in legno, mattoni, mattoncini faccia a vista e intonaci minerali.

Questa versatilità consente di unire prestazioni tecniche ed esito estetico, adattando il sistema al linguaggio architettonico dell’intervento.

Il numero di blocchi presenti in un pallet varia in base allo spessore:

  • 7,5 cm: 84 blocchi
  • 9 cm: 72 blocchi
  • 12 cm: 54 blocchi
  • 15 cm: 42 blocchi
  • 20 cm: 30 blocchi
  • 25 cm: 24 blocchi
  • 30 cm: 30 blocchi
  • 36 cm: 25 blocchi

Questa organizzazione consente di adattare la fornitura alle necessità effettive del progetto.

Intercapedine

Non in modo automatico. I problemi possono emergere quando si interviene senza una lettura corretta della parete, dell’umidità presente e del rischio di condensa. Per questo ogni scelta sull’intercapedine dovrebbe partire da una valutazione tecnica seria. Biolevel è al tuo fianco per fornirti tutte le informazioni di cui hai bisogno.

Non esiste una risposta valida per ogni edificio. Se si lavora con una stratigrafia coerente e con uno spazio adatto alla posa del pannello, Panel Flex è la nostra soluzione di riferimento per intercapedini, pareti e coperture.

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